WOW. The Italian wine competition

Unire l’ottimo al tipico, è una sfida. Valutare la qualità intrinseca dei vini è un esercizio che richiede lunga esperienza per comprendere le note sottili che compongono l’armoniosa sinfonia in un calice: i profumi, l’equilibrio del gusto, la persistenza, l’eleganza, tutte le qualità che richiamano il naso al calice e che ci invogliano ad assaggiare e riassaggiare un grande vino.

In questo numero della rivista abbiamo approfondito le nozioni fondamentali della “Critica della degustazione”.

Ancor più delicata è la ricerca della tipicità.
Abbiamo dedicato una monografia anche a questo concetto così importante nell’enologia, eppure così sfuggente.

I gusti cambiano e anche gli stili dei vini: più o meno dolci nei secoli, più o meno mossi, più o meno elaborati, più o meno affinati in legno… Ma in definitiva, la forza di un territorio si fonda su alcuni elementi di identità, di riconoscibilità, in una parola di tipicità senza i quali perdiamo la bussola.

E ciò vale soprattutto per i nostri vini all’estero. “I sommelier e gli appassionati di tutto il mondo adorano i vini italiani”, commenta Alessandro Torcoli, direttore di Civiltà del bere, esperto di fama internazionale e ideatore del concorso enologico di Civiltà del bere, “ma oggi la competizione è immensa e vincono i prodotti identitari, quei vini che nella loro eccellenza ci conducono, attraverso il portale della percezione sensoriale, alla loro origine, alla regione e a volte addirittura al borgo dal quale provengono, come accade a Meursault in Borgogna, a Pauillac a Bordeaux e La Morra o Serralunga nel Barolo”.

Per raggiungere l’obiettivo di selezionare i vini più tipici d’Italia abbiamo creato una squadra di palati raffinati ed esperti conoscitori delle regioni italiane (leggi “La giuria”). I nostri degustatori assaggeranno con grande attenzione i campioni in concorso divisi per aree geografiche, le più ristrette possibili, per indicarci i vini da non perdere. Vini che possono indicare una strada ideale di eccellenza e tipicità. (Leggi “I criteri di valutazione”)